Passa ai contenuti principali

Ristorante 'E Curti (Sant'Anastasia, NA)




RIASSUNTO: minestra maritata (delicata e gradevole, nonostante alcune verdure prevalgano su altre; saporita e ben cotta la carne); zuppa di fagioli e funghi (bella consistenza e succulenza, ma il pomodoro è un po'invadente); "secchio della monnezza": preparazione particolare con "ciociole" di recupero (una pasta pomodoro e origano dallo spirito arcaico...forse oggi ci vorrebbe più amalgama con la frutta secca, ma il valore storico non si discute); agnello con piselli (carnoso, gustoso, anche se i piselli danno troppa tendenza dolce); tiramisù (casalingo, ma coeso e leccornioso); imperdibile il nocillo di produzione propria; cantina ristrettissima, ma conveniente; personale garbato e pittoresco; ambiente storico.

OPINIONE CONCLUSIVA: la vera tradizione resta sempre a galla, anche se in questa visita ho trovato sapori leggermente più blandi rispetto all'anno scorso. Ad ogni modo onore e merito a chi porta avanti dal 1924 la cucina più verace di Sant'Anastasia, con agnello e baccalà a farla da padroni. La signora Angelina, chef del locale, meriterebbe un premio per l'assiduità con cui da sessant'anni porta avanti il suo lavoro nel segno di passione e competenza.

INFO:
Via Padre Michele Abete, 6
Sant'Anastasia (Napoli)
Tel. 081.5313840
Prezzo: 30 euro circa a persona (esclusi vini)


Ristoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E CurtiRistoranti Campani - Ristorante 'E Curti

Commenti

Post popolari in questo blog

Stefano Mazzone, il monzù trevigiano alla corte del Grand Hotel Quisisana di Capri

19° secolo. Il medico britannico George Sidney Clark fonda un sanatorio sull'isola di Capri, chiamandolo "Quisisana". Nel 1861 trasforma la struttura in albergo, ma alla sua dipartita gli eredi sono costretti a venderlo al maggiordomo Federico Serena, che in seguito sarebbe divenuto sindaco dell'Isola. 


Vari proprietari si sono succeduti, fra cui il magnate tedesco Max Grundig, fino a quando, nel 1982, la famiglia Morgano acquista l'immobile che, finalmente, passa in mani capresi.  Ad oggi il Quisisana ha ospitato sovrani, attori, scrittori, industriali ed è divenuto un vero e proprio punto di riferimento di Capri, potendo ospitare fino a trecento persone con duecento e più dipendenti. 


L'Hotel può vantare un centro bellezza, piscine interne ed esterne, campi da tennis e un ex teatro divenuto salone delle feste. I ristoranti sono tre: il Quisi, la Colombaia e il Rendez-Vous, gestiti dallo Chef Stefano Mazzone. 


Trevigiano di genitori siciliani giunge al Quisisan…

Mauro Uliassi, il nuovo 3 stelle Michelin italiano

Creare un parallelo tra cibo ed arti visive? Certo che si può fare, ma solo con creazioni splendide come quelle del grande Mauro Uliassi, fresco 3 stelle Michelin!




Gamberi rossi, acqua di limone, melone invernale e polvere di semi - “Danae” di Gustav Klimt: per la burrosa sensualità impreziosita da sfumature esotiche d'aureo splendore.




Mozzarella di bufala di Pian del Medico - “Gatto circondato dal volo d'un uccello” di Juan Mirò: per la ricchezza di particolari mai confusi, ma coadiuvanti all'improvviso shock emozionale.



Canocchie ”nbriaghe” all‘anconetana - “Donna in camicia” di Andrè Derein: per la disomogeneità dei colori che scinde l'opera in opposte dimensioni sensoriali contribuendo a svelare la nuda intimità della protagonista.


Oca laccata al tè di ciliegie, fegato grasso d’oca, mirtilli, lamponi e ananas - Anatra di giada cinese dell'epoca Ming: per la ricomposizione virtuosa di due elementi non propriamente unitari nonostante la compartecipazione originaria a…

Manuele Cattaruzza e la sua cucina di terra controcorrente nell’isola di Capri

Manuele Cattaruzza nasce a Iesolo nel 1976, da una famiglia di ristoratori dall’attività pluridecennale. Dopo l’Istituto alberghiero lavora a Venezia e Cortina, ma è l’incontro a Roma con lo chef Enrico Derflingher che gli cambia la vita, introducendolo nel mondo gourmet. Dopo alcuni anni col maestro vola a Londra per un’esperienza in cucine internazionali, per poi tornare in Italia e precisamente al Quisisana di Capri, come secondo dello chef Mirco Rocca. Il percorso di formazione continua a Milano in un ristorante giapponese, ma l’amore per Capri è talmente forte da riportarlo sull’Isola alla guida del ristorante del Tiberio Palace Hotel. Nel 2014, infine, trova la giusta dimensione al ristoranteZiqù dell’Hotel Villa Marina, dove esprime tutto il suo bagaglio culturale in una cucina mediterranea perfettamente equilibrata fra proposte di mare e di terra. Il ristorante Ziqù è ubicato all’interno dell’Hotel Villa Marina, nato nel 2008 dalla ristrutturazione di un edificio dei primi de…