Passa ai contenuti principali

Alfonso ed Ernesto Iaccarino




Qualis pater, talis filius.
Chi conosce davvero bene Alfonso ed Ernesto Iaccarino, padre e figlio alla guida della cucina del Don Alfonso 1890, sa che hanno caratteri molto diversi. La loro relazione è si affettuosa, ma anche viva, piena di battute e dialoghi profondi, di complessa risoluzione agli occhi dei più, perchè svolta da personaggi forti e determinati. Alfonso ha fatto la storia della ristorazione del Sud Italia, su questo non ci piove. R.W. Apple Jr., storico giornalista del New York Times, inserì il locale in questione fra i migliori dieci al mondo, tanto da valer la pena di comprare immediatamente un biglietto aereo senza pensarci due volte.
Ernesto, dal canto suo, è un numero uno già solo per il coraggio di assumersi tanta pressione e responsabilità; ma sarebbe un errore assimilare le sue caratteristiche a quelle del padre, anche perchè le fotocopie non hanno mai la potenza dell'originale ed è stata scelta saggia cambiare rotta sperimentando una cucina diversa, più vicina al proprio sentire. Il tempo ci dirà se le nuove proposte saranno al livello di quelle classiche e se il "piccolo" erede riuscirà ad eguagliare e, perchè no, superare il suo maestro. Intanto ci godiamo questo momento di meraviglioso passaggio, in cui le personalità di cui sopra si studiano, si contemperano, si attraversano...tutto a vantaggio di una scelta gastronomica ampia ed articolata, adatta ai palati più disparati. Ma ho iniziato con una frase latina di grande valore ed è tempo di svelare ciò che unisce i due archetipi tanto ben rappresentati in questo articolo: la passione per il proprio lavoro, il coraggio di lanciare sempre nuove sfide, l'umiltà di mettersi continuamente in discussione, la caparbietà per superare i momenti più bui. Ecco cosa condividono gli Iaccarino, e che certamente li renderà capaci di migliorarsi per altri quarant'anni e molto più.




Commenti

Post popolari in questo blog

Stefano Mazzone, il monzù trevigiano alla corte del Grand Hotel Quisisana di Capri

19° secolo. Il medico britannico George Sidney Clark fonda un sanatorio sull'isola di Capri, chiamandolo "Quisisana". Nel 1861 trasforma la struttura in albergo, ma alla sua dipartita gli eredi sono costretti a venderlo al maggiordomo Federico Serena, che in seguito sarebbe divenuto sindaco dell'Isola. 


Vari proprietari si sono succeduti, fra cui il magnate tedesco Max Grundig, fino a quando, nel 1982, la famiglia Morgano acquista l'immobile che, finalmente, passa in mani capresi.  Ad oggi il Quisisana ha ospitato sovrani, attori, scrittori, industriali ed è divenuto un vero e proprio punto di riferimento di Capri, potendo ospitare fino a trecento persone con duecento e più dipendenti. 


L'Hotel può vantare un centro bellezza, piscine interne ed esterne, campi da tennis e un ex teatro divenuto salone delle feste. I ristoranti sono tre: il Quisi, la Colombaia e il Rendez-Vous, gestiti dallo Chef Stefano Mazzone. 


Trevigiano di genitori siciliani giunge al Quisisan…

Mauro Uliassi, il nuovo 3 stelle Michelin italiano

Creare un parallelo tra cibo ed arti visive? Certo che si può fare, ma solo con creazioni splendide come quelle del grande Mauro Uliassi, fresco 3 stelle Michelin!




Gamberi rossi, acqua di limone, melone invernale e polvere di semi - “Danae” di Gustav Klimt: per la burrosa sensualità impreziosita da sfumature esotiche d'aureo splendore.




Mozzarella di bufala di Pian del Medico - “Gatto circondato dal volo d'un uccello” di Juan Mirò: per la ricchezza di particolari mai confusi, ma coadiuvanti all'improvviso shock emozionale.



Canocchie ”nbriaghe” all‘anconetana - “Donna in camicia” di Andrè Derein: per la disomogeneità dei colori che scinde l'opera in opposte dimensioni sensoriali contribuendo a svelare la nuda intimità della protagonista.


Oca laccata al tè di ciliegie, fegato grasso d’oca, mirtilli, lamponi e ananas - Anatra di giada cinese dell'epoca Ming: per la ricomposizione virtuosa di due elementi non propriamente unitari nonostante la compartecipazione originaria a…

Manuele Cattaruzza e la sua cucina di terra controcorrente nell’isola di Capri

Manuele Cattaruzza nasce a Iesolo nel 1976, da una famiglia di ristoratori dall’attività pluridecennale. Dopo l’Istituto alberghiero lavora a Venezia e Cortina, ma è l’incontro a Roma con lo chef Enrico Derflingher che gli cambia la vita, introducendolo nel mondo gourmet. Dopo alcuni anni col maestro vola a Londra per un’esperienza in cucine internazionali, per poi tornare in Italia e precisamente al Quisisana di Capri, come secondo dello chef Mirco Rocca. Il percorso di formazione continua a Milano in un ristorante giapponese, ma l’amore per Capri è talmente forte da riportarlo sull’Isola alla guida del ristorante del Tiberio Palace Hotel. Nel 2014, infine, trova la giusta dimensione al ristoranteZiqù dell’Hotel Villa Marina, dove esprime tutto il suo bagaglio culturale in una cucina mediterranea perfettamente equilibrata fra proposte di mare e di terra. Il ristorante Ziqù è ubicato all’interno dell’Hotel Villa Marina, nato nel 2008 dalla ristrutturazione di un edificio dei primi de…