Emanuele Izzo di Piazzetta Milù

Che lo Chef sia fondamentale in un ristorante è senz'altro lapalissiano; meno lampante, invece, sembra apparire il lavoro che svolge il resto dello staff tra sala e cucina. I due ambiti devono rispettarsi, collaborare, dare continuamente il massimo per essere l'uno al livello dell'altro: senza quest'osmosi è impossibile raggiungere i livelli più alti. Oggi voglio parlarvi di Emanuele Izzo, maitre di Piazzetta Milù a Castellammare di Stabia nonchè giovanissimo Delegato per la Penisola Sorrentina dell'Associazione Italiana Sommelier. Il ragazzo ha inseguito caparbiamente il suo sogno innamorandosi dell'enologia in maniera sempre crescente e appassionata, al punto di trovarsi fin d'ora tra i numeri uno del suo settore. Certo ci sono altri Sommelier sulla cresta dell'onda da tanti anni, come il bravissimo Gianni Piezzo della Torre del Saracino a Vico Equense per citarne uno, ma Emanuele compensa un'esperienza ancora da rifinire con entusiasmo e curiosità fuori dal cumune...contagiosi oserei dire. Nelle foto troverete i nuovi piatti del suo collaboratore Cristoforo Trapani, già vincitore del Premio Miglior Chef Emergente del Sud Italia, che seguo sempre con grande interesse e partecipazione. Le note che seguono, infine, le ha scritte proprio Emanuele, per condividere con noi le valutazioni sui vini della serata:

"Bianco del Borgo": Viognier 2013 di Tenimenti D'Alessandro. Uno dei più illustri interpreti di syrah in Italia si cimenta nella creazione di un vino bianco ispirato al Sud Est della Francia. Affinamento in acciaio per preservarne la freschezza e botte di terzo passaggio per perfezionarne la morbidezza. Acidi e minerali fusi in un armonia sorprendentemente indovinata.

"Terre di Giabbascio": Cataratto 2012 di Centopassi. Dal recupero di antiche terre confiscate alla mafia e convertite in vigneto nasce l'espressione di un uva a bacca bianca tipica della Sicilia nella provincia di Palermo. Affinamento sur liés, grande acidità che si esprime fra le trame di profumi di frutta fresca, fiori bianchi; chiude, nel finale, una garbata mineralità.

"Burlenberg 1er Cru" 2006 di Marcell Deiss.Basterebbe solo pronunciarne il nome...un produttore che ha fatto la storia vitivinicola di una regione se non di un'intera nazione negli ultimi anni. Un "bianchista" alsaziano, maestro della scuola biodinamica nel mondo,  estrapola dal terreno il territorio, facendolo annusare ed assaggiare in ogni sua rara etichetta. Con questo blend di Pinot (Noir e Beurot) esce fuori dai suoi già labili schemi: un vino rosso proveniente dal Burlenberg, vigneto atto a produrre rossi in una regione di bianchi. Come recita la sua retroetichetta: "Personnalitè puissante, à deguster comme le sang d'une terre et l'heritage des anciens: voicì un Grand Vin de Terroir".

"Tinto Tradition" Monastrell 2012 di Can Maymo. Spagna: Rioja, Valle del Duero, Priorat?! No. Ibiza! Pochi conoscono la presenza di vigneti in quest'isola famosa e festaiola, dove Can Maymo produce con uve Monastrell e aromatizza il prodotto con l'erba frigola (il nostro timo), che conferisce un aroma selvatico di macchia mediterranea piacevole e ben integrato con le restanti sfumature olfattive. L'abbinamento migliore è con piatti saporiti e ricchi di energia, ma necessità di palati curiosi e non omologati, che sappiano cogliere le caratteristiche culturali e territoriali di un luogo, oltre che  il lavoro di vignaioli coraggiosi.


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