Passa ai contenuti principali

Intervista ad Alfonso Iaccarino, emblema della cucina italiana nel mondo


Non è un mistero che Alfonso Iaccarino sia lo chef più influente nella cucina moderna campana. Molte sue ricette hanno più di quarant’anni e sono entrate nell’immaginario comune come l’iconica pasta, vongole e zucchine. Da alcuni anni ha scelto di curare personalmente la tenuta di Punta Campanella e passare il comando a suo figlio Ernesto, detentore ad oggi di ben 2 stelle Michelin. Insieme alla moglie Livia e all’altro figlio Mario, entrambi in sala, formano un quartetto formidabile per coesione e sinergia. Di seguito l’intervista al maestro Alfonso e le foto dei piatti nuovi di Ernesto.
1 famiglia Iacccarino

Buongiorno ad Alfonso Iaccarino, vera e propria icona della cucina italiana nel mondo. Come hai iniziato il tuo percorso?

Intanto sono la quarta generazione di una famiglia che ha sempre fatto ospitalità, quindi potremmo dire che ci sono nato in questo mondo. Nel 1973 aprimmo insieme a Livia il ristorante gourmet, perché il solo albergo ci andava stretto. Da lì è stata una crescita continua su tutti i fronti per soddisfare il cliente in ogni esigenza.
4
5

Tu sei stato l’unico capace di portare le tre stelle della guida Michelin al Sud Italia, che ricordi hai di questo traguardo?

In realtà l’emozione maggiore fu quando mi fu data la prima stella, perché all’epoca il Sud era considerato un territorio dove mai e poi mai si sarebbe potuto creare qualcosa di serio e professionale a quei livelli, e noi ci riuscimmo.
6
6-1

Ci racconti una tua invenzione memorabile?

All’epoca il pacchero era un formato di pasta utilizzato quasi esclusivamente nelle caserme dell’esercito, ma mi aveva sempre affascinato e provai ad abbinarlo a carciofi e salsicce per creare qualcosa di nuovo unendo proteine vegetali e animali legate insieme con l’olio extravergine d’oliva.
6-2

E la famosa pasta con zucchine e vongole com’è nata?

Una mattina mi venne voglia di provare la vongola con qualcosa di diverso dal pomodorino del piennolo, che già funzionava molto bene, e siccome era estate pensai alle zucchine, che con la loro dolcezza potevano abbinarsi al meglio con la sapidità dei frutti di mare. Fu un piatto talmente fortunato da non poterlo più levare dal menù per molti anni.
Dumpling mediterraneo con ortaggi dell'orto biologico di Punta Campanella e gelato di fagioli rossi ai sentori di zenzero. Foto di Davide Ricciardiello
La reinterpretazione dell'uovo in tegamino con burrata e tartufo nero. Foto di Davide Ricciardiello

A questo punto è giusto citare anche il Vesuvio di maccheroni!

Volevo unire le materie prime più semplici e genuine del nostro territorio: pasta, pomodoro, mozzarella, basilico… Ne venne fuori un altro piatto storico, che ancora oggi vogliono assaggiare tutti. La sua fortuna è di essere comprensibile nel gusto ai clienti più vari, a prescindere dalla loro origine e cultura gastronomica; un piatto davvero universale.
Gnocchi di zucca con cuore liquido di caprino, mostarda alla frutta, pistacchi e croccante di patate alla salvia. Foto di Davide Ricciardiello
Cappelli ripieni di genovese di vitello con vellutata di Parmiggiano Reggiano, verdure disidratate e tartufo nero. Foto di Davide Ricciardiello

L’evento che ti ha cambiato la vita professionale?

Sicuramente la conoscenza di Ancel Keys, il vero promotore internazionale della dieta mediterranea, che mi fece scoprire la classificazione degli alimenti, la valorizzazione di un territorio come il nostro che non si trova in nessun’altra parte del mondo in termini di quantità e qualità di prodotti eccellenti. Abbiamo pesche, arance, fichi, broccoli, pomodori, zucchine, melenzane, peperoni… una ricchezza inestimabile e fondamentale per il benessere del corpo umano, senza contare tutti i legumi che hanno sempre caratterizzato le nostre ricette tradizionali. Io penso che la cucina del futuro si svilupperà principalmente con questi elementi. La salute del cliente viene prima di tutto, ed è un ragionamento che porto avanti da quando ho iniziato.
Zeppola di astice in agrodolce con infuso acidulo agli agrumi. Foto di Davide Ricciardiello
Pollo intero biologico con pelle croccante, salsa di peperoni di Sinise piccante ed acidula, purea di patate allo zafferano, riduzione di aceto ed insalatina dell'orto. Foto di Davide Ricciardiello

Qualche anno fa hai dato le redini della cucina a tuo figlio Ernesto, com’è stato il passaggio?

È l’evoluzione della vita. Dopo quasi cinquant’anni di lavoro era venuto il momento di trasmettere le mie conoscenze alle generazioni future e dare loro il giusto spazio, per continuare la tradizione e portare a frutto i sacrifici di un’intera vita. Ho atteso che Ernesto si laureasse e finisse la sua esperienza di formazione nei migliori ristoranti del mondo e alla fine gli ho dato le responsabilità che merita. Ad oggi credo che ci abbia fatto fare un ulteriore salto di qualità. Ci sono alcuni miei grandissimi colleghi che non avendo puntato a tempo debito sui figli si ritrovano oggi in grosse difficoltà. Sono felice di essere stato previdente.
13 alfonsothumb (36)

In che modo Ernesto ha cambiato la tua cucina?

L’origine e lo stile sono gli stessi, ma Ernesto è più tecnologico, utilizza le innovazioni del momento in termini di cotture e trattamenti delle materie prime. Rispetto a me è molto più pignolo, un perfezionista dalla precisione chirurgica, mentre io sono sempre stato più istintivo. Se conti che dalla cucina ogni giorno escono circa 500 piatti, stai sicuro che Ernesto li prova tutti, non lascia mai nulla di trascurato.
Il Mediterraneo... arancia, pistacchio di bronte, ricotta di bufala e liquirizia Amarelli. Foto di Davide Ricciardiello
La mela annurca con gelato di alloro ed olio extravergine d'oliva. Foto di Davide Ricciardiello

Il Don Alfonso è stato l’unico ristorante del Sud Italia a prendere tre stelle Michelin; cosa hanno voluto premiare?

Mi fai una domanda che so come rispondere, ma voglio evitare di farlo, perché mi farei troppi nemici. Al giorno d’oggi tanti valori non vengono più riconosciuti e mi chiedo come sia possibile. Cosa manca a un’azienda come la nostra per avere le tre stelle?
Il cioccolato... pane olive e vaniglia. Foto di Davide Ricciardiello

Allora affrontiamo la domanda nei termini opposti. Come mai avete perso la terza stella?

Nemmeno posso risponderti…se dovessi dire la verità metterei a rischio quello che ho creato fino ad oggi. Però posso dirti che ritengo il Don Alfonso il ristorante più maltrattato nella storia della ristorazione italiana. Mi conforta però il fatto che nel mondo abbiamo un’immagine eccezionale che pochi possono avvicinare. Sono orgoglioso e contento del rispetto che hanno le persone per il lavoro che facciamo da più di quarant’anni e che ci riconoscono clienti di ogni nazionalità.
Piccola pasticceria. Foto di Davide Ricciardiello

Cosa ti manca di più del mondo prima di internet e degli smartphone?

Mi mancano le cose romantiche di una volta, il contatto con la gente. Oggi mi sembra tutto meccanico. Quando porto i miei collaboratori in giro vedo i giovani che accendono lo smartphone a Sant’Agata e lo utilizzano fino al punto di arrivo senza dire una parola. Non c’è più dialogo, non c’è più comunicazione, curiosità per il mondo reale che ci gira intorno.  In tanti anni ho girato città e conosciuto davvero i luoghi; oggi imposti il navigatore e guardi solo quello, mica l’architettura che si sviluppa intorno…  I bambini un tempo vivevano l’infanzia, oggi sono sempre attaccati agli apparecchi elettronici e hanno perso i valori dei legami, dell’affetto.
20

Quali grassi utilizzi in cucina?

Oggi l’unico grasso che prendo in considerazione è l’olio extravergine d’oliva, niente burro. Tutti gli altri olii sono fatti per estrazione chimica e il burro di oggi non è genuino come un tempo, tranne in pochissimi casi, perché l’alimentazione delle mucche è diventata industriale e non più naturale. Secondo me il messaggio è stato sbagliato, anche riguardo la carne. Prima era un alimento per pochi, ora è accessibile a tutti e in ogni momento, ma cosa contengono questi cibi da supermercato? Cosa mettono sulle tavole le massaie di oggi rispetto ai legumi di una volta che facevano da base per l’alimentazione quotidiana?
21 alfonsothumb (39)

Il tuo progetto per il futuro?

Ho un progetto per l’Italia Meridionale. Vorrei che cambiasse in bene per regalare un ambiente diverso ai nostri nipoti. Vedo distruggere la natura che abbiamo attorno nella modifica irresponsabile dei territori e nell’abuso di prodotti chimici. Ai miei tempi c’erano boschi incontaminati dove trovare le fragoline, i funghi e tante altre particolarità che scopri di rado. Vorrei creare una nuova coscienza collettiva a difesa del nostro ecosistema originale prima che muti irreparabilmente.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e le conoscenze che hai condiviso con noi.

Nel momento della maturità io credo che sia un dovere trasmettere il proprio pensiero agli altri. Spero che lo condividano, ma va bene anche il contrario, perché la libertà di pensiero è un valore fondamentale. L’importante alla fine è andare sempre e comunque dove ti porta il cuore.


Ristorante Don Alfonso
Corso Sant’Agata 11/13 – 80061 Sant’Agata Sui Due Golfi (NA)
Tel.+39 081.878.00.26

Commenti

Post popolari in questo blog

Stefano Mazzone, il monzù trevigiano alla corte del Grand Hotel Quisisana di Capri

19° secolo. Il medico britannico George Sidney Clark fonda un sanatorio sull'isola di Capri, chiamandolo "Quisisana". Nel 1861 trasforma la struttura in albergo, ma alla sua dipartita gli eredi sono costretti a venderlo al maggiordomo Federico Serena, che in seguito sarebbe divenuto sindaco dell'Isola. 


Vari proprietari si sono succeduti, fra cui il magnate tedesco Max Grundig, fino a quando, nel 1982, la famiglia Morgano acquista l'immobile che, finalmente, passa in mani capresi.  Ad oggi il Quisisana ha ospitato sovrani, attori, scrittori, industriali ed è divenuto un vero e proprio punto di riferimento di Capri, potendo ospitare fino a trecento persone con duecento e più dipendenti. 


L'Hotel può vantare un centro bellezza, piscine interne ed esterne, campi da tennis e un ex teatro divenuto salone delle feste. I ristoranti sono tre: il Quisi, la Colombaia e il Rendez-Vous, gestiti dallo Chef Stefano Mazzone. 


Trevigiano di genitori siciliani giunge al Quisisan…

Mauro Uliassi, il nuovo 3 stelle Michelin italiano

Creare un parallelo tra cibo ed arti visive? Certo che si può fare, ma solo con creazioni splendide come quelle del grande Mauro Uliassi, fresco 3 stelle Michelin!




Gamberi rossi, acqua di limone, melone invernale e polvere di semi - “Danae” di Gustav Klimt: per la burrosa sensualità impreziosita da sfumature esotiche d'aureo splendore.




Mozzarella di bufala di Pian del Medico - “Gatto circondato dal volo d'un uccello” di Juan Mirò: per la ricchezza di particolari mai confusi, ma coadiuvanti all'improvviso shock emozionale.



Canocchie ”nbriaghe” all‘anconetana - “Donna in camicia” di Andrè Derein: per la disomogeneità dei colori che scinde l'opera in opposte dimensioni sensoriali contribuendo a svelare la nuda intimità della protagonista.


Oca laccata al tè di ciliegie, fegato grasso d’oca, mirtilli, lamponi e ananas - Anatra di giada cinese dell'epoca Ming: per la ricomposizione virtuosa di due elementi non propriamente unitari nonostante la compartecipazione originaria a…

Manuele Cattaruzza e la sua cucina di terra controcorrente nell’isola di Capri

Manuele Cattaruzza nasce a Iesolo nel 1976, da una famiglia di ristoratori dall’attività pluridecennale. Dopo l’Istituto alberghiero lavora a Venezia e Cortina, ma è l’incontro a Roma con lo chef Enrico Derflingher che gli cambia la vita, introducendolo nel mondo gourmet. Dopo alcuni anni col maestro vola a Londra per un’esperienza in cucine internazionali, per poi tornare in Italia e precisamente al Quisisana di Capri, come secondo dello chef Mirco Rocca. Il percorso di formazione continua a Milano in un ristorante giapponese, ma l’amore per Capri è talmente forte da riportarlo sull’Isola alla guida del ristorante del Tiberio Palace Hotel. Nel 2014, infine, trova la giusta dimensione al ristoranteZiqù dell’Hotel Villa Marina, dove esprime tutto il suo bagaglio culturale in una cucina mediterranea perfettamente equilibrata fra proposte di mare e di terra. Il ristorante Ziqù è ubicato all’interno dell’Hotel Villa Marina, nato nel 2008 dalla ristrutturazione di un edificio dei primi de…